L’adeguamento dell’impianto elettrico garantisce sicurezza, conformità normativa e corretta funzionalità degli edifici. Un impianto elettrico non a norma può infatti comportare rischi per persone e strutture e responsabilità legali per proprietari e amministratori. Comprendere quando è necessario intervenire, cosa prevede la normativa e quali sono le possibili soluzioni, dal semplice adeguamento al rifacimento dell’intero impianto elettrico, consente di pianificare correttamente costi, tempi e benefici.
Quando un impianto elettrico non è più a norma
Un impianto elettrico è considerato non più conforme quando non rispetta la norma sugli impianti elettrici civili attualmente in vigore. Un impianto installato decenni fa difficilmente risponde alle norme CEI in costante evoluzione e può compromettere la sicurezza elettrica dell’abitazione esponendo a rischi come cortocircuiti, dispersioni di corrente e incendi.
La legge 46/90 del 1990 stabilisce che, per essere considerato conforme, l’impianto deve essere progettato, realizzato e documentato da dei professionisti qualificati. Per progettare un impianto elettrico nuovo correttamente servono quattro documenti fondamentali:
lo schema elettrico,
il computo metrico,
la Dichiarazione di conformità (DICO),
la Dichiarazione di rispondenza (DIRI).
La Dichiarazione di conformità viene rilasciata dall’impresa che ha eseguito i lavori al termine degli stessi. Essa certifica che l’impianto è stato realizzato secondo le regole vigenti e si applica anche in caso di ristrutturazione dell'impianto elettrico.
La conformità riguarda anche il dimensionamento corretto tramite la scelta della sezione dei cavi in base alla potenza richiesta, che può variare tra l’impianto elettrico di un appartamento e quello di una residenza di grandi dimensioni. Questo passaggio è essenziale per evitare sovraccarichi, cadute di tensione, guasti e malfunzionamenti.
Nel 2011 il CEI ha introdotto una classificazione degli impianti in tre livelli qualitativi: Livello 1 (base), Livello 2 (standard) e Livello 3 (domotico). Il Livello 1 corrisponde ai requisiti minimi di legge per garantire la sicurezza elettrica dell’impianto.
Altri aspetti fondamentali di un impianto elettrico civile a norma sono i quadri elettrici per abitazioni (uno per unità abitativa), un sistema di messa a terra, il posizionamento corretto di prese e interruttori, la corretta identificazione dei cavi e la presenza di dispositivi di protezione come interruttori differenziali e sistemi contro le sovratensioni.
Le normative di riferimento per l’adeguamento degli impianti civili
Per l’adeguamento dell’impianto elettrico, la normativa prevede di poter intervenire su un impianto esistente per renderlo conforme alle disposizioni vigenti, classificando le migliorie come manutenzione ordinaria se queste consentono di raggiungere i requisiti previsti dalla norma CEI 64/8.
La norma sugli impianti elettrici civili segue anche il DM 37/08, che ne stabilisce i criteri di conformità. Un impianto è considerato conforme se è stato realizzato secondo le norme CEI in vigore al momento della costruzione e se dispone della documentazione adeguata.
Gli impianti installati dal 1990 in poi devono essere corredati da DICO o, in casi specifici, da DIRI. Un impianto elettrico vecchio, antecedente al 13 marzo 1990, può essere considerato adeguato se dispone di:
sezionamento e protezione contro le sovracorrenti all’origine;
protezione contro i contatti diretti;
protezione contro i contatti indiretti o interruttore differenziale ≤30 mA.
La Dichiarazione di conformità è obbligatoria per gli impianti realizzati dopo il 2008 e in sua assenza non è possibile rilasciare una Dichiarazione di rispondenza. La DIRI, introdotta dal DM 37/08, ha valore legale e certifica la conformità alle norme vigenti all’epoca di realizzazione dell’impianto.
È rilevante anche il DM 130/2025, che aggiorna il DM 37/08 chiarendo il ruolo del Responsabile Tecnico e ridefinendo alcuni adempimenti relativi alle infrastrutture digitali.
Le tipologie di intervento: adeguamento parziale o rifacimento completo
Quando non sono rispettate le norme CEI e le leggi vigenti, può rendersi necessario il rifacimento completo dell'impianto elettrico. In altri casi, è sufficiente un adeguamento parziale.
L’adeguamento dell’impianto elettrico consiste nella sostituzione di cavi datati o dispositivi di protezione non più adeguati, ma può includere anche l’installazione di nuovi interruttori magnetotermici e differenziali, oltre all’aggiornamento dei quadri di distribuzione.
Spesso è più conveniente rifare l’intero impianto elettrico di una casa vecchia, piuttosto che svolgere diversi adeguamenti nel tempo. Se è necessario ridurre gli interventi invasivi, è possibile rifare l'impianto elettrico senza rompere muri, sfruttando canalizzazioni esistenti o sistemi a vista.
È consigliabile valutare di rifare l'impianto elettrico dopo circa 30 anni di esercizio oppure alla comparsa di segnali di malfunzionamento come scatti frequenti del contatore, odore di bruciato o scintille dalle prese.
L’incentivo principale per i due interventi è ad oggi il Bonus Ristrutturazione, confermato anche per il 2025, che consente una detrazione del 50% delle spese sostenute per specifici interventi edilizi, tra cui quelli di rifacimento completo o adeguamento alle normative dell’impianto elettrico.
L'integrazione con sistemi di automazione e gestione dei carichi
Non serve sempre un rifacimento completo dell’impianto elettrico per integrare sistemi di automazione. Con una verifica preliminare si può stabilire se esso è a norma e conforme e, in seguito, valutare la compatibilità con soluzioni smart.
I dispositivi di home e building automation wireless sono oggi estremamente versatili: mantengono dimensioni standard e possono essere installati nelle scatole esistenti, preservando l’estetica dell’impianto e offrendo un’ampia gamma di design e configurazioni per migliorare il comfort abitativo e il valore di un immobile.
Tra le funzioni smart più utili c’è inoltre la gestione dei carichi, che permette di prevenire sovraccarichi disattivando le utenze non prioritarie e di migliorare la sicurezza, con una gestione più efficiente dei consumi che si inserisce nel solco degli interventi di efficientamento energetico.
Costi, tempi e responsabilità per proprietari e costruttori
Il tema dei costi è centrale quando si valuta se rifare l’impianto elettrico o procedere con un adeguamento. Non è possibile stabilire con esattezza quanto costa rifare l'impianto elettrico, poiché il costo dipende dalle dimensioni dell’immobile, dalla complessità dell’impianto e dal livello tecnologico scelto.
Anche il costo per mettere a norma un impianto elettrico esistente varia in base allo stato dell’impianto e alle lavorazioni necessarie. Ad esempio, se le canalizzazioni sono in buono stato, si potrà scegliere un adeguamento meno oneroso rispetto alla realizzazione di un impianto elettrico nuovo.
I tempi di intervento vanno indicativamente da una settimana a periodi più lunghi, in base alla complessità del progetto. Riguardo alle responsabilità, il proprietario dell’immobile ha l’obbligo di garantire la presenza di impianti elettrici a norma e le imprese devono essere abilitate per poter rilasciare la DICO, come previsto dal DM 37/08.
FAQ
L’adeguamento è obbligatorio quando l’impianto non rispetta i requisiti minimi di sicurezza stabiliti dalla CEI 64-8 o in caso di interventi edilizi rilevanti.
Il costo dipende dallo stato dell’impianto, dalle dimensioni dell’immobile e dal tipo di intervento necessario.
Un impianto adeguato consente una gestione più efficiente dell’energia, soprattutto se integrato con sistemi di controllo dei carichi.
Nel 2025 è ancora attivo il Bonus Ristrutturazione, che consente una detrazione del 50% anche per gli interventi di rifacimento completo o adeguamento alla normativa.
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