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Sostenibilità
apr 2024
Il centro sportivo del futuro è sostenibile
Tempo di lettura: 4 min

written by

Simone Fant

Freelance Journalist / Climate, Environment and Circular Economy

Giornalista freelance, si occupa di clima, ambiente ed economia circolare con approfondimenti e inchieste.

Nelle smart city del futuro il centro sportivo dovrà essere pensato come un luogo digitale, inclusivo ma soprattutto sostenibile dal punto di vista ambientale. Essendo una delle attività più popolari al mondo, lo Sport non può sottrarsi dall’affrontare una delle sfide più grandi della nostra epoca: il cambiamento climatico. Fenomeno che mette in pericolo l’esistenza stessa dello Sport, basti pensare alle sempre più frequenti ondate di calore e alluvioni che ogni anno colpiscono le città di tutto il mondo.

 

In un contesto di crisi climatica, stadi, palestre e campi di gioco non solo devono diventare più resilienti agli eventi climatici estremi, ma sono chiamati a fare la loro parte anche riducendo il proprio impatto ambientale. Chi gestisce le strutture sportive può intraprendere diversi percorsi di sostenibilità. Per esempio, incoraggiando il trasporto pubblico ed elettrico, migliorare l’efficientamento energetico degli edifici; iniziando ad autoprodurre e consumare energia rinnovabile oppure applicando principi di economia circolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti.

Lo sport al centro delle smart city

Queste strategie si integrano perfettamente nell’idea di smart city, ovvero un modello di città ‘intelligente’ che, digitalizzando le proprie reti, servizi e infrastrutture, rende più sostenibile, efficiente e vivibile la vita dei cittadini. Ma la parola smart non dovrebbe significare solamente digitalizzare le infrastrutture o semplificare le nostre operazioni quotidiane. Dovrebbe soprattutto ambire a rimettere al centro il benessere delle persone senza dimenticare la sostenibilità ambientale. Perché senza una buona aria da respirare, acqua pulita da bere e una corretta gestione dei rifiuti, le smart city saranno solo una distopica tecnologica.

 

Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Nell’affrontare questo straordinario processo di urbanizzazione è fondamentale per i policymakers ripensare le città: connettere digitalmente servizi e infrastrutture, investire tempo e risorse in pratiche sostenibili e strutture all’avanguardia. In questa complessa transizione l’industria dello Sport gioca un ruolo decisivo poiché può rappresentare un modello positivo non solo per la salute mentale e fisica delle persone, ma anche per la salvaguardia del Pianeta. Nell’intraprendere questo cammino sono diversi i fattori e settori da tenere in considerazione. In particolare, per gli impianti sportivi la strada verso la sostenibilità richiede un approccio interdisciplinare.

Come rendere sostenibili gli impianti sportivi

Per capire come rendere sostenibile un impianto sportivo è importante sapere dove iniziare a guardare: Qual è la fonte principale di emissioni di anidride carbonica? Come posso mitigare questo impatto climatico? Per esempio, è possibile ridurre la carbon footprint di un centro sportivo applicando sensori che regolano automaticamente l'illuminazione; oppure investendo in tecnologie analoghe che monitorino i picchi di domanda energetica, in modo da controllare la temperatura degli ambienti interni in base all’utilizzo degli utenti. Dal riciclo dei rifiuti alla mobilità, fino all’ottimizzazione del consumo di acqua: esistono quindi diversi modi, più o meno economici, per limitare gli impatti ambientali dello Sport. Un’altra possibilità consiste nel mettere a disposizione degli utenti distributori d’acqua che evitino il consumo di bottiglie in plastica usa e getta. Una buona pratica che sta particolarmente a cuore alle giovani generazioni. 

Le colonnine elettriche per una mobilità sostenibile

La mobilità è il perno attorno a cui ruota la sostenibilità di una città, grande o piccola che sia. Dalle metropoli ai piccoli centri urbani, la rotta verso l’elettrificazione dei mezzi pubblici e privati è ormai tracciata. Dopo lo stop del Parlamento europeo alla vendita di nuove auto e furgoni a motori termici (benzina, diesel, gpl e ibride) a partire dal 2035, le auto elettriche rappresenteranno una grossa fetta del trasporto a basso impatto climatico. Affinché funzionino, però, è prevista un’installazione capillare dei cosiddetti charging points (punti ricarica), meglio conosciuti come colonnine elettriche.

 

Secondo una ricerca commissionata dall'Acea (l'Associazione Costruttori Europei di Automobili), per centrare gli obiettivi climatici dell’Unione europea servirà installare almeno 6,8 milioni punti di ricarica entro il 2030. Questo equivale ad installare in Europa una media di 14mila colonnine alla settimana, ovvero più di sette volte gli attuali 2mila. Insomma, le colonnine spunteranno come funghi nelle città, nelle stazioni di servizio; nei garage delle case e nei parcheggi aziendali. Così come si diffonderanno nei centri sportivi, soprattutto quelli situati nelle aree poco servite dal trasporto pubblico.

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